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La Storia

La Liguria, la Val di Vara e Ziona nei diversi periodi storici

Storia

La Preistoria e i "Liguri"

In Liguria le tracce di insediamenti umani si perdono nella notte dei tempi. In Val di Vara sono state ritrovate diverse testimonianze eredità di popoli antichissimi che abitavano la zona durante il Neolitico oltre 5000 anni fa. Nella "Pianaccia" di Suvero e a Maissana sono presenti siti archeologici che testimoniano la presenza di questi antichi abitanti. In seguito la zona divenne progressivamente la terra dei "Liguri", che daranno il nome all'intera regione. Le origini dei "Liguri" non sono chiare e sono tutt'ora oggetto di dibattito. Secondo alcune teorie si tratta di un popolo autoctono, secondo altre di uno dei più antichi popoli indoeuropei. Ciò che è certo è che i Liguri furono uno dei più antichi popoli ad abitare l'Europa occidentale, e nel corso del Neolotico e dell'età del rame erano insediati su una vastissima area che andava dal fiume Ebro in Spagna all'Istria, alla Corsica e alla Sardegna. Risalgono a questo periodo i più antichi reperti trovati sul Monte San Nicolao, al di sotto di scavi medioevali relativi ad un importante ospedale che prestava assistenza ai pellegrini di passaggio. Di questo periodo anche le "statue stele", tipiche della valle del Vara e del Magra. Alcune di esse sono esposte a Zignago.

I Liguri e gli antichi romani

Gli antichi abitatori della valle vengono descritti da diversi storici romani. Di loro si è scritto che fossero tarchiati e muscolosi, che vivessero di agricoltura e pastorizia e si cibassero essenzialmente di latticini e carne. Abitavano in caverne o capanne in muratura di pietra a secco con tetti di paglia e vivevano in stato di semi-nomadicità. In battaglia erano molto abili e determinati, al punto che pur non avendo gli armamenti e l'organizzazione dei Romani tennero loro testa per decenni. Nel combattimento ricorrevano spesso agli agguati: attaccavano di sorpresa per poi scomparire tra le folte boscaglie dei monti.In genere gli scrittori latini misero in cattiva luce i Liguri e li descrissero come sleali, scaltri e illetterati. "È più difficile scovarli che batterli", scriveva uno storico. La ragione di ciò va ricercata forse nel fatto che i Liguri seppero impegnare a fondo l'esercito romano, quell'esercito che già aveva domato gli altri popoli dell'Italia, cacciato i Cartaginesi dalla Sicilia, sparso il terrore fin sotto le mura di Cartagine, ma che ancora non riusciva a domare un popolo di montanari malamente armato di archi e fionde. Nel corso del II secolo a.C. la Liguria fu assoggetata a Roma ma nel 180 a.C. i Romani, per poter disporre della Liguria nella loro conquista della Gallia, dovettero deportare be 47.000 Liguri Apuani, irriducibili ribelli, confinandoli nell'area Sannitica compresa tra Avellino e Benevento, un numero enorme a fronte di quella che doveva essere la consistenza della popolazione dei Liguri. Il console romano Claudio Marcello (quello che diede il nome a Montemarcello nel Comune di Ameglia) passò lungo la Val di Vara in piena espansione romana, poi fu Annibale a passare da queste parti,dalla valle di Torza entrò in Toscana.

Alto Medioevo

Dopo la caduta dell'Impero romano la Liguria fu attraversata dai barbari Eruli e dai Goti. Fu quindi conquistata dai Bizantini che vi crearono la provincia bizantina di Liguria. Nel 641 la provincia bizantina fu conquistata dal re longobardo Rotari e diventò "ducato di Liguria", con Genova capitale e facente parte del grande Regno longobardo. È a partire da questo periodo che iniziarono a sorgere fondazioni monastiche e vennero ripresi i commerci con l'interno, creando le basi per lo sviluppo delle attività agricole. Le scorerrerie dei Saraceni lungo le coste spinsero inoltre le popolazioni verso l'entroterra. Con i Franchi nel IX secolo la Liguria venne suddivisa in tre marche, e la Val di Vara entrò a far parte della marca Obertenga. In seguito il territorio sarà sempre più frammentato in base alla logica feudale e spartito fra vicariati, vescovati, domini di nobili come Malaspina e Fieschi. A Varese Ligure è ancora presente e visitabile il castello dei Fieschi, in ottimo stato di conservazione. Gli insediamenti ecclesiastici più importanti della zona erano invece l'abbazia di Brugnato e il vicariato di Framura.

Il borgo di Carro

Carro sorse in età medievale sotto il vicariato di Framura. Nell'XI secolo fu dominio estense e poi malaspiniano e più avanti fu dato in feudo dai visconti di Carro ai Da Passano. Per la sua importanza strategica, posto sulla via che dal mare portava a Piacenza, attirò l'attenzione della Repubblica di Genova, che nel XV secolo lo innalzò a Podesteria. Carro divenne indipendente nel 1556, con statuti propri, fino all'arrivo di Napoleone.Dopo il Congresso di Vienna del 1814, seguì le sorti della Repubblica di Genova e quindi del Regno di Savoia, fino all'unità d'Italia. Ormai scomparso, del castello di Carro è rimasto il toponimo della frazione. Eretto per volere dei Fieschi, il castello è individuabile oggi in alcune tracce nella chiesa di San Giorgio, costruita sulle sue basi.

La storia di Ziona e della sua chiesa

Alcuni contadini di Carro in età alto medioevale cominciarono a lavorare le terre di Ziona e vi si stabilirono formando qui le loro famiglie. Le abitazioni iniziarono a raccogliersi attorno ad una piccola cappella eretta in nome di Maria, grande circa 5 metri in larghezza e 10 in altezza, primo nucleo di quella che diventerà la chiesa del paese. Costruita in pietre quadrate scolpite a mano era dotata di un solo altare. È ancora presente l'antica acquasantiera originale che può essere datata tra il 1100 e il 1200 d.c. Un documento del 9 Luglio 1241 testimonia che già la chiesa esisteva e aveva funzione di parrocchia, il suo rettore era all'epoca prete Giovanni. La parrocchiale era quindi Ziona e la chiesa di Carro le era unita. La chiesa intitolata al Santissimo Nome di Maria è infatti più antica di quella di S.Lorenzo di Carro. Nel corso del 1400 però Ziona subì una diminuzione demografica ed alla fine del 1500 la parrocchiale divenne Carro. Il paese, tipico borgo medievale, era circondato da mura, e si possono notare ancora oggi le due entrate con la loro caratteristica forma. Tra il 1642 e il 1670 la cappella originaria fu allungata di circa 6 metri e nel '700 fu innalzata di 3 metri, ma l'anno di maggior fervore fu il 1734 quando fu rifatto il pavimento con lastre di ardesia e terminato l'altare dedicato a Maria. Nel 1785 venne costruito il coro dove trova posto uno splendido trittico cinquecentesco di autore anonimo raffigurante una Madonna con Bambino e San Giovannino, Sant' Andrea e San Lorenzo. Nel 1787 venne edificata la navata destra, nel 1800 quella sinistra e fu posto l'altare maggiore nella navata centrale, proveniente da una chiesa di Recco che lo aveva sostituito con uno più sontuoso. Il campanile fu alzato di 12 metri e fu aggiunta una campana alle 3 già presenti. Fu acquistato l'organo del 1700 di tipica fattura ligure. I due altari, uno dedicato a San Giuseppe con statua di legno e l'altro al Sacro Cuore di Gesù, furono aggiunti dopo il 1834. Particolarmente cara agli abitanti di Ziona è da sempre la "Madonna du tuellu", la preziosa immagine nominata "Nostra Signora della Speranza", un dipinto ad olio su tavola donato dal missionario P.G.Durazzo. Ogni anno la prima domenica di Luglio il quadro viene portato in processione. A questo quadro è associata anche una leggenda che narra di un fallito tentativo di furto. Si racconta infatti che una notte due uomini tentarono di rubare il quadro e dopo averlo preso dalla chiesa scesero in fretta verso la valle del "Travo", ma la bellissima cornice d'argento diventava ad ogni passo più pesante, tanto da non riuscire più a portarla neanche in due. Spaventati si affrettarono a tornare indietro, restituendo il prezioso dipinto.

Nel XVIII secolo la chiesa di Ziona divenne oggetto di contesa. Carro ne rivendicava la proprietà ma i Zionesi si rivolsero all'autorità ecclesiastica perchè ne fosse sancita l'appartenenza a loro. La disputa si trascinò a lungo, fino a quando il 3 febbraio 1802 l'arcivescovo Lercari la eresse nuovamente a parrocchia di Ziona. I Zionesi dovettero però pagare un "risarcimento" al parroco di Carro che si lamentò di aver perso molti benefici.

Nella primavera del 1879 iniziarono i lavori per la costruzione della strada di collegamento tra Ziona e Mattarana, strada che i zionesi avevano fortemente voluto e che per questo si rivolsero al re Umberto I che concesse loro l'autorizzazione. I lavori furono ultimati nel 1886.

Dal Medioevo all'unità d'Italia

Nel corso del basso medioevo tutta la Liguria subì la forte influenza del suo potente capoluogo Genova, che nel suo periodo d'oro di Repubblica marinara si era affermata come potenza di livello europeo. Per convenzione il medioevo termina con la scoperta dell'America, avvenuta proprio per opera di un genovese, Cristoforo Colombo, nel 1492. Nei secoli successivi iniziò il declino di Genova, a causa soprattutto della perdita di centralità del Mediterraneo soppiantato nel commercio dalle rotte atlantiche. Durante il periodo Napoleonico la Liguria venne assoggettata dai francesi e dopo il Congresso di Vienne del 1814 venne assoggettata al Regno di Sardegna. Seguì quindi le sorti del regno sabaudo sino alla creazione del Regno d'Italia.

Gli inizi del 900 e la Prima Guerra Mondiale

Fra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo la Liguria è interessata da importanti fenomeni di emigrazione, in particolare verso l'Argentina. In seguito fra il 1915 e il 1918 anche la nostra terra verrà travolta da quel vortice di distruzione che è stata la Prima Guerra Mondiale. Una lapide posta sulla facciata della chiesa ricorda i figli di Ziona caduti nella Grande Guerra. A questa lapide pochi anni dopo se ne dovette purtroppo affiancare un'altra per ricordare i martiri della Seconda Guerra Mondiale.

La Seconda Guerra Mondiale

la "Banda Virgola" si dedicò alle azioni di sabotaggio sul Bracco e sulle strade di transito interregionale della Val di Vara e della Val Graveglia, usate dal nemico per i collegamenti con le truppe della sua riserva di stanza nella Pianura Padana. La formazione si suddivise a in tre distaccamenti, di circa 45 uomini ciascuno, che furono così dislocati alle Fascette; a Carro; e a Velva, sede del comando. Il 2 agosto 1944, la "Banda Virgola" subì il suo primo grave lutto. Venne infatti ucciso Coduri, generoso combattente di origine italiana ma residente in Francia, giunto in formazione soltanto il mese prima fuggendo dalla marina germanica dove prestava servizio coatto. Coduri Giuseppe "Scioa" perse la vita mentre stava partecipando ad un'azione nei pressi di Carro.

La Battaglia di Carro fra gli uomini di Virgola e reparti della Monterosa - Morte di Coduri

All'alba del 1 Agosto '44 il tenente Colini ordinò che uscissero due plotoni in marcia di esercitazione solo con armi leggere, sulla strada che dal Bracco conduce a Castello di Carro, attraverso la frazione di Ziona. I due plotoni della forza di circa 150 effettivi raggiunsero Castello e Carro ove colsero di sorpresa il distaccamento di ''Ci'' (Cesare Tassano). Si racconta che la sentinella dei partigiani, appostata sul campanile di Castello, anzichè vigilare si fosse addormentata e che l'allarme sia stato dato da una contadina del posto la quale gridando a squarcia gola :''Gli Alpini, arrivano gli Alpini !'', diede il tempo al distaccamento di ''Ci'' di sganciarsi e di portare con sè buona parte delle armi, dei viveri e delle munizioni. Gli Alpini, rastrellati in paesi viveri e materiali vari, nonchè una trentina di civili, ripresero la via del ritorno portandosi verso Carro. Intanto ''Virgola'' che si trovava a Velva col resto della formazione, radunò gli uomini, li fece salire su un camion e partì alla volta di Carro. Giunto al passo della Mola fece appostare gli uomini, fece piazzare alcune armi in punti strategici e attirò il nemico al varco. Tuttavia gli Alpini, giunti al bivio di Castello, andarono verso Carro per cui ''Virgola'' dovette cambiare il suo piano e fece salire sul camion la sua formazione per tentare un nuovo attacco a Carro. ''Virgola'' divise la formazione in sei squadre, che fece dislocare intorno al paese allo scopo di tagliare la ritirata degli Alpini. Nel frattempo un plotone di Alpini si era ritirato da Carro prendendo la via del ritorno verso il Bracco; a Carro rimase l'altro plotone col tenente Colini. Quest'ultimo, arrivato a Carro sulla piazza del paese, parlò alla popolazione e cominciò a spiegare gli scopi patriottici e fraterni della ''Monterosa'', ma sopratutto parlò della codardia dei "ribelli" e dei "fuorilegge". Intanto i tre dell'avanguardia, "Gronda", "Parentesi", "Nube", introdottisi nei vicoli del paese, sentirono dalla distanza di circa 20 metri la lunga filippica del tenente Colini. Mentre il tenente entrava nel vivo del discorso, dall'arma automatica di Gronda partirono alcune raffiche in segno di allarme. In pochi istanti Virgola entrò in azione alla testa delle squadre vicine, incitandole al combattimento e invitando gli Alpini ad arrendersi. La piazza di Carro divenne in breve tempo un campo di battaglia, un corpo a corpo tra Alpini e Partigiani e un fuggi fuggi di civili e di Alpini. Intanto "Grigio", il partigiano più vecchio catturato a Castello insieme ad un altro partigiano, approfittando della confusione riuscì a liberarsi e a ricongiungersi con i suoi. Gli alpini fuggirono, alcuni si asseragliarono nelle case, altri fuggirono a valle. La vittoria fu dei partigiani, grazie all'azione di sorpresa e grazie all'intelligente preparazione del piano da parte di Virgola. Ma il plotone di Alpini che aveva lasciato Carro poco tempo prima, udita la sparatoria, ritornò sui suoi passi e si appostò a valle della strada Carro-Sesta Godano con l'intento di proteggere la ritirata del presidio attaccato a Carro. La sparatoria con la squadra comandata da Coduri fu breve e serrata, ma l'ultimo proiettile sparato dal nemico andò a conficcarsi nella testa di Coduri, lasciandolo fulminato all'istante. La sua morte diede poi il nome alla formazione,in quanto prima di morire aveva detto che il primo caduto di quella formazione avrebbe appunto dato il nome. Dopo lo scontro di Carro Virgola, liberati i partigiani prigionieri, recuperato tutto il materiale si diresse verso Velva con la formazione e i 9 Alpini catturati. Intanto la Monterosa, dopo lo smacco di Carro, cominciò a radunare ingenti forze sul Bracco e a Varese Ligure allo scopo di occupare l'alta Val di Vara.

La "Brigata Garibaldi Coduri", nella quale militarono principalmente giovani nati in queste nostre stesse contrade contadine e marinare, vedrà riconosciuta la sua capacità ed i suoi successi militari, il 6 aprile del 1945: un ordine del giorno del Comando VI Zona tributava un solenne encomio alla brigata Coduri, per i ripetuti attacchi sull'Aurelia e per le decisive azioni a Sestri Levante e Santa Margherita di Fossa Lupara. L'altra gloriosa formazione partigiana, che operava principalmente nella zona del Monte Gottero-Cento Croci, tra la Liguria e l'Emilia, era la divisione "Cento Croci". A questa brigata partigiana è dedicato un monumento al colle Cento Croci, in territorio del comune di Varese Ligure. A chiusura di queste note crediamo doveroso ricordare ancora una volta il contributo di gloria e di sangue dato dalla Divisione alla lotta di Liberazione: partigiani combattenti 877, patrioti 187 - Totale 1064; dei quali caduti 65; feriti 126; deceduti per malattia 16; mutilati 23.

Curiosità

Il cognome "Garibotti" è il più frequente e figura già a partire dal 1550 tra le famiglie dei manenti stabilitesi a Ziona. Le famiglie dei "Garibotti" furono originate da due fratelli: Matteo e Agostino. Oltre a loro erano presenti i "Rebisso", i "Cavalli" e i "Paganini". Curiosità: Fonti non accertate ritengono che il nome del paese fosse inizialmente "Zona". Questo perchè vi fu costruito un grande carcere. Si racconta che i parenti dei reclusi cominciarono ad abitare il luogo circostante, costruendo la chiesa proprio alle spalle delle mura. Nelle mappe della Liguria datate fra fine '700 e fine '800, nonostante avesse piccolissime dimensioni geografiche, Ziona risulta evidenziata con particolare importanza rispetto agli altri borghi della Val di Vara.In quegli anni i maggiori centri erano infatti Ziona e Godano.

Bibliografia

Si ringraziano Ornella Macchiavello e Mara Bonfiglio, autrici del libro "Carro, per non dimenticare", una delle principali fonti delle informazioni riportate in questa pagina

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